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Lucia Chain – Freedom and awareness

Wu Magazine

N.136 Febbraio/Marzo 2026

Argentina con radici italiane e una formazione universitaria nel fashion e nelle belle arti, realizza a mano capi biodegradabili, a base vegetale, con tessuti grezzi locali e coloranti biologici. Vestibilità unisex e produzione slow, con obiettivo zero sprechi

Nata e cresciuta a Buenos Aires, Lucía Chain ha studiato moda all’università ma anche belle arti, fotografia, sartoria, serigrafia e tecniche tessili come il ricamo e il merletto. Con il suo brand omonimo, creato in patria ma di base in Italia, realizza artigianalmente capi biodegradabili, ma pensati per durare. Con all’attivo numerosi riconoscimenti in patria e all’estero, oggi si concentra sulla crescita del suo brand, rafforzando i concetti di inclusione e sostenibilità, e rivolgendosi a un pubblico più consapevole e intellettuale, al di là del rumore generato dai social media.

Hai vinto diversi premi e borse di studio, che ti hanno incoraggiato a creare il tuo brand. Ogni riconoscimento mi ha consentito di approfondire la formazione, o mi ha dato strumenti per finanziare il mio progetto, o visibilità. Non li vedo solo come risultati, ma anche come conferma dello sforzo necessario che fa parte della quotidianità di chi lavora in questo settore.

La casa in cui sei cresciuta ti ispira molto, insieme alla natura. Essere nata in una famiglia di immigrati provenienti da diverse parti del mondo e cresciuta appena fuori da una città così ricca culturalmente è il fondamento della mia identità creativa. Il mio legame con la terra è stato immediato. Porto sempre con me la vicinanza alla natura, l’importanza del silenzio, il calore degli affetti e la ribellione intellettuale dell’adolescenza.

Il tuo marchio ha sede in Piemonte. Perché hai scelto l’Italia? Durante questi anni, l’Italia è stata una destinazione ricorrente dove ho costruito relazioni preziose. È uno dei miei Paesi preferiti, per la gente e la cultura, e la storia della moda. Trasferirmi è stata un’opportunità per approfondire le mie conoscenze, interagire con il settore da una prospettiva diversa e ricollegarmi alle mie origini, dato che parte della mia famiglia è italiana.

Qual è il focus stilistico della collezione primavera estate 2026? Per questa collezione ho deciso di continuare a rafforzare la mia idea di temporalità, approfondendo il legame con le nostre radici. Le silhouette sono geometriche e oversize, mi piace lasciare un po’ di spazio tra il capo e il corpo per garantire mobilità e comfort. Utilizzo solo tessuti di origine naturale e di fine serie, e collaboro con aziende come Oscalito, Pioneer Denim e Outside, la divisione denim di Fabritex.

La sostenibilità è per te un valore fondamentale. Attualmente lavoro con eccedenze di tessuti donati da aziende italiane. Dettagli come ricami o bottoni sono realizzati a mano con legno di scarto o provenienti da negozi second hand, mentre le cerniere sono in cotone biologico e metallo riciclato. Lavoro con i colori naturali del tessuto, controllando gli sprechi di materiali ed energia. Ogni modello è progettato in base al materiale per evitare scarti inutili. In fase di progettazione l’intento è di fare durare il capo per generazioni, utilizzando composizioni di fibre di alta qualità per garantirne la riciclabilità futura. La produzione avviene sia a Buenos Aires, sia in Italia.

Com’è stato partecipare lo scorso anno a un evento come il Designers for the Planet del Fashion Hub della Milano Fashion Week? Partecipare nel 2025 al Designers for Planet è stata un’esperienza preziosa, sono grata a Sara Maino e alla Camera Nazionale della Moda per l’opportunità. Milano sa concentrarsi sui nuovi talenti, dando una ventata di freschezza a tutto il settore. Sebbene Parigi rimanga l’evento più importante, sono molto entusiasta dello spirito che si respira in città come Milano e Londra.